Il senso del decennale

E il bacino del Tirso serve finalmente a qualche cosa?
Antonio Gramsci – Lettere dal carcere
Diga sul Tirso - concesse da Felice Italo Pisu

Era il 1918, un secolo fa, quando prese avvio il cantiere della diga di Santa Chiara di Ula Tirso.

Ci lavorarono nel corso dei 6anni della costruzione, 16.000 persone, anche donne, braccianti e capomastri, scalpellini e tecnici, prigionieri di guerra (austro-ungarici) e reduci di Caporetto. Vi vennero sacrificate anche vite umane (fra loro, una sorella di Antonio Gramsci, Emma), furono sommersi dalle acque terreni fertili, antiche vie di comunicazione, un paese (Zuri).

Grande opera dell’ingegneria e del lavoro, venne concepita dalle classi dirigenti liberali e socialiste dei primi del Novecento, fra Nitti, Turati e Omodeo, che mobilitarono capitali pubblici e privati, impresa, tecnocrazia. Fu l’inizio di una modernizzazione che cambiò il volto della Sardegna.

Ora molte opere, la diga per prima, il villaggio di Santa Chiara, villette liberty e ponti dismessi, mentre attraggono un pellegrinaggio da “Sardegna abbandonata”, sono il segno di marginalità e degrado: anche su questo essere rimasti ai margini di un processo che pure hanno contribuito a innescare, le comunità di Ula Tirso e del Barigadu vogliono riflettere in occasione del Centennale.

Recuperare luoghi, architetture, strade, memoria, radunare gli archivi dispersi, per ricostruire un’identità spezzata.

100 (1918-2018): Diga del Tirso

FORDONGIANUS – NEONELI – NUGHEDU SANTA VITTORIA – SORRADILE