I morti nel cantiere di Santa Chiara: Emma Gramsci

Morta a 31 anni a Santa Chiara, da contabile della Società del Tirso, fre i 57 caduti ufficiali sul lavoro nel cantiere della grande opera. Le cartoline inviate dal carcere da Antonio Gramsci, i ricordi di San Serafino e della valle del Tirso

a cura di Antonella Sanna (Casa Museo Antonio Gramsci – Ghilarza)

di Antonella Sanna

 

Emma Gramsci era una delle sorelle più grandi di Antonio. Sarà la seconda a nascere ad Ales, nel 1889, due anni prima di lui.

Nelle Lettere Antonio Gramsci si rivolgerà alle sorelle diverse volte, Emma compresa. Anche se la sentirà meno rispetto a Grazietta, che si occupava dei genitori, e a Teresina con la quale aveva un rapporto molto stretto da quando erano bambini.

Anche quando citerà il bacino del Tirso non lo metterà mai in relazione con Emma: con il suo lavoro prima e con la morte dopo.

Perché Antonio chiederà costantemente informazioni sui luoghi, personaggi, tradizioni, trasformazioni di Ghilarza e paesi limitrofi, bacino del Tirso compreso. Ne parlerà sia in modo nostalgico e romantico come nella Lettera del 19 ottobre del 1931

 

Come mi piaceva, da ragazzo, la valle del Tirso sotto San Serafino! Stavo ore e ore seduto su una roccia ad ammirare quella specie di lago che il fiume formava proprio sotto la chiesa, […]

 

sia in modo quasi critico come nella Lettera del 25 aprile del 1927:

e il bacino del Tirso serve finalmente a qualche cosa? […]

Ma le menzioni/testimonianze più importanti riguardanti la Diga del Tirso sono due.
Una è la lettera del 5 agosto del 1924 che Antonio Gramsci scriverà alla madre, chiedendo: è possibile avere fotografie del bacino del Tirso? proprio qualche mese dopo l’inaugurazione della Diga di Santa Chiara di Ula Tirso.

Forse riuscirà a vedere personalmente lo sbarramento e il lago artificiale visto che arriverà a Ghilarza a Ottobre di quello stesso anno, anche se nella Lettera del 10 novembre del 1924, dove descrive la sua permanenza a Ghilarza, non menzionerà la visita in quei luoghi.
Il secondo documento rilevante è una cartolina con l’immagine della Diga del Tirso. Antonio la riceverà nel 1935, sarà la cognata Tania Schucht a portargliela personalmente, nella Clinica del dottor Cusumano a Formia, dove era stato detenuto dal 1933 al 1935 sotto strettissima sorveglianza;

L’anno dell’inaugurazione Emma non c’era, morì per una febbre spagnola nel Novembre del 1920 all’età di 31 anni.

Anche per quella triste occasione Antonio rientrò in Sardegna. Il 5 novembre del 1920 venne avvertito tramite un telegramma delle critiche condizioni della sorella, ma quando arrivò a Ghilarza era troppo tardi. Questo episodio ce lo racconterà Peppino Fiori nel suo celebre libro Vita di Antonio Gramsci e La Nuova Sardegna in un lungo articolo sui funerali di Emma ai quali presenziarono in tanti, Antonio compreso:

il paese tutto è costernatissimo, ed ancor di più lo è la popolazione del Cantiere che vede scomparire la prima impiegata, prima per tempo e prima per le sue rare doti di cuore. Ieri la salma è stata qui trasportata in camion ed ai funerali imponentissimi hanno partecipato tutte le signore di Ghilarza, la direzione del Tirso, impiegati, professionisti amici e conoscenti della famiglia, nonché il circolo femminile, una rappresentanza delle scuole ed i bambini dell’Asilo. […] Alla famiglia tutta sentite condoglianze, ed ancor più vive al fratello dell’estinta dott. Nino, redattore dell’Avanti!

Emma era stata assunta come contabile dell’ingegner Costamagna nel 1919. Partiva da Ghilarza il lunedì e rientrava il fine settimana, viveva nel villaggio di Santa Chiara con gli altri operai, anche se probabilmente, come scrive La Nuova Sardegna, era una delle poche donne a ricoprire quella mansione. Una foto dell’epoca ci mostra la famiglia Gramsci (Francesco, Teresina, Grazietta Gramsci, Paolo Paulesu) nella piazza del Circolo di Lettura di Ghilarza. Secondo Teresina Gramsci tra questo gruppo di persone distinte vi era anche uno degli ingegneri chiamati a partecipare alla costruzione della diga di Santa Chiara, l’ingegner Aldo Faconti.

Quello di Emma fu uno dei primi lutti per tutta la famiglia Gramsci. La disperazione di Peppina Marcias, la madre, la troviamo in alcune strazianti lettere che invierà al cugino Francesco Mancosu:

Anch’io caro Ciccitto ne fui tanto orgogliosa un giorno della mia ma il destino ha fatto sì, che nel più bello ha distrutto in una le mie speranze. Iddio mi ha punito togliendomi la mia cara creatura che fu tenuta e considerata da tutti. Anche lei era impiegata e tenuta in grande considerazione dai suoi superiori, ed il mio gran dolore non mi darò mai pace.
Lascerà un grande vuoto e dolore anche tra le socie e amiche del circolo femminile di Ghilarza, fondato nel 1915. Al funerale parteciparono tutte le socie e la compagna d’infanzia, Grazietta Licheri, pronunciò un commovente elogio funebre davanti alla tua bara:

davanti alla tua salma coperta di fiori, io non avrei, o amica diletta troppo presto trapassata, avuto il coraggio di proferire parola, io non avrei avuto la forza di darti l’estremo saluto. Se l’unanime volontà delle amiche piangenti non avesse oggi desiderato da me questo tributo di affetto, ch’io ti rendo, o Emma, a nome di tutte le amiche tue, a nome del Circolo femminile di cui eri socia amata ed attiva, a nome di tutto il paese che prova oggi il più cocente dolore davanti alla tua fiorente giovinezza spezzata![…]

La famiglia non dimenticherà mai la figlia perduta, lo attesta un quadro con una gigantografia di Emma, che Peppina appese a casa, la Casa Gramsci nel corso Umberto I di Ghilarza oggi Casa Museo di Antonio Gramsci. Troviamo traccia del ricordo di Emma anche nella lapide commemorativa posta nella diga e nel cimitero di Ghilarza.

Il cimitero di Ghilarza per noi è un cimitero monumentale perché lì troviamo quasi tutta la famiglia Gramsci, famiglia che ci racconta la storia di Ghilarza: del circolo femminile, del circolo di lettura, della società di mutuo soccorso per gli operai, di San Serafino, della Diga. Tappe di un itinerario gramsciano che parte da noi a Ghilarza e arriva sul lago Omodeo e a Santa Chiara.
Ecco perché per noi è importante continuare a ricostruire la vita di tutti i membri della famiglia Gramsci, perché anche grazie a loro è possibile valorizzare e far conoscere, da un punto di vista culturale e antropologico, tutto il nostro territorio, il paesaggio Gramsci.

 

*l’autrice è assistente museale presso la Casa museo Antonio Gramsci di Ghilarza